Il blog di Scripta Volant è seguito anche da italiani all’estero, come il caso di Giorgio Massei.
Giorgio è un docente ed insegna negli Stati Uniti D’America. Per la didattica usa i blog e la tecnologia. Con molto piacere pubblichiamo un suo intervento, utile al dibattito di questa sera.
Da più di tre anni vivo negli Stati Uniti, dove sono un docente di lingua e cultura italiana presso l’Università del Michigan. Vorrei dare una piccola testimonianza, attraverso la mia esperienza diretta, di quanto velocemente l’avvento del Web 2.0 abbia influenzato il mondo accademico negli Stati Uniti. Ovviamente sarebbe fuorviante fare paragoni tra l’attuale diffusione e impatto delle tecnologie nella società americana rispetto a quella italiana; altrettanto ovvio è comunque la portata globale di tali cambiamenti e l’effetto che essi produrranno nel tempo anche da noi.
L’Università del Michigan, riconosciuta come una delle più importanti università pubbliche del paese, già da anni è all’avanguardia per quanto riguarda l’uso e la sperimentazione di tecnologie nella didattica. Insieme alle università di Oxford, Harvard e Stanford, l’Università del Michigan sta digitalizzando la propria biblioteca composta da oltre 7 milioni di volumi, presto disponibile per ricerche bibliografiche mediante Google. Già da diversi anni ogni corso offerto, in qualsiasi disciplina, si avvale di un proprio sito web, dove gli insegnanti possono fare annunci, condividere materiale didattico con colleghi e studenti, creare gruppi di discussione o chattare in tempo reale con la propria classe, nonché assegnare voti agli studenti. Da quest’anno tali siti offrono già nuovi interessanti strumenti, come la possibilità per gli studenti di un corso specifico di svolgere un compito scritto in un ambiente condiviso, sul modello del sistema Wiki.
L’Università del Michigan è stata tra le prime negli States a diffondere gli interi contenuti di alcuni corsi attraverso podcast. Grazie ad una collaborazione diretta con la Apple, gli studenti della facoltà di Odontoiatria, ad esempio, già da un anno possono scaricare tramite iTunes tutte le registrazioni audio dei loro corsi, oltre ai video delle sessioni di pratica dentistica. Ciò non significa che gli studenti siano esentati dal frequentare le loro lezioni, si tratta unicamente di strumenti a supporto del tradizionale svolgimento dei corsi. Un altro mezzo molto diffuso è il cosiddetto “enhanced podcasting”: l’insegnante prepara una presentazione della lezione su PowerPoint, vi registra la propria voce in base alla progressione delle slide e pubblica il file su iTunes.
Nel mio campo di competenza, la glottodidattica, ho avuto modo di verificare come l’uso di un blog possa incentivare notevolmente gli studenti nell’apprendimento di una lingua seconda. Nello scorso semestre un mio corso di “Italian Pop Culture” si è avvalso di un blog di classe, dove gli studenti divisi in gruppi hanno pubblicato i risultati delle loro ricerche sugli aspetti della cultura italiana da noi studiati; inoltre ogni studente ha avuto a disposizione un proprio blog personale da usare sia per svolgere le attività da me assegnate, sia per un uso libero, a patto che la lingua nei loro post fosse l’italiano. Le statistiche da me rilevate indicano che gli studenti hanno prodotto in un semestre circa il 60% in più di materiale scritto rispetto ad una classe standard, hanno avuto un miglioramento sensibile in tutte le abilità linguistiche ed il loro livello di partecipazione è stato notevolmente più alto. È inutile dire come tali dati fossero previsti: circa il 90% dei nostri studenti ha una propria pagina personale nel sito “The Facebook”, circa il 30% possiede anche un account su “My Space”.
L’utilizzo di un blog in classe significa interagire con gli studenti attraverso il loro linguaggio, significa agevolare notevolmente la loro possibilità di collaborazione e comunicazione, in un contesto per loro familiare e stimolante. I significativi risultati ottenuti in diversi corsi – oltre che nelle lingue straniere i blog sono usati con successo anche in classi di letteratura inglese, sociologia, psicologia, filosofia e medicina – hanno spinto l’università a diventare a sua volta un host, e pubblicare autonomamente i propri blog. Dopo un periodo pilota durato circa un anno, dal prossimo settembre ogni corso offerto all’Università del Michigan potrà usufruire di un blog di classe attraverso il sito “MBlog” interno all’università, sviluppato in collaborazione con la Six Apart, l’azienda creatrice di TypePad.
Starà, ovviamente, al singolo insegnante decidere se e come utilizzare il blog. Se questa non è una novità assoluta (per prima l’Università del Minnesota ha offerto gratuitamente a tutti i docenti e studenti un blog personale) la nostra università precorrerà i tempi per un altro aspetto. I contenuti dei blog ritenuti significativi verranno archiviati nella biblioteca dell’università, come documenti di rilevanza storica e culturale accessibili dagli studenti delle generazioni future.
Giorgio Massei - Lecturer II Romance Languages Department
University of Michigan






Vorrei creare un blog negli stati uniti d’america,arte amore e passione lavori a sbalzo su rame e ferro in antico come posso fare?