Venerdì 11 aprile, presso il Centro Sociale Saline, alle ore 21.15, si terrà un incontro sulla figura del filosofo senigalliese Rodolfo Mondolfo, nell’ambito della sesta edizione di Scripta Volant che ha per tema gli “Incontri d’Autore”.
Nato a Senigallia il 20 agosto 1877 e ivi deceduto nel 1976, Rodolfo Mondolfo, da annoverare tra gli illustri esponenti del pensiero del Novecento, tentò una ricostruzione umanistica del marxismo.
Dimenticato nell’anniversario dei cento anni dalla nascita, verrà ricordato al Centro Sociale Saline dal prof. Vittorio Mencucci e da Leonardo Badioli.
AGGIORNAMENTO: pubblichiamo la registrazione integrale della serata, disponibile a questo indirizzo.
SCRIPTA VOLANT SU RODOLFO MONDOLFO
Per una commemorazione fuori dal tempo del filosofo concittadino

Marxismo umanistico, scuola pubblica, idea di infinito presso i Greci. È ancora attuale il pensiero di Mondolfo? Un appuntamento presso il Centro Sociale delle Saline per ricostruire il percorso intellettuale e umano di un protagonista del Novecento.
di Catia Fronzi*
Il numero esatto è 131. Oppure 32. Rodolfo Mondolfo era nato a Senigallia il 20 agosto 1877, 131 anni fa; ed essendo morto novantanovenne, sarebbero 32 gli anni trascorsi dalla sua morte. Non c’era una cifra più tonda per commemorare il grande filosofo e l’illustre concittadino? C’era sì: i centotrenta anni dalla nascita l’anno scorso e il trentennale dalla morte due anni fa. Non per nulla il professor Vittorio Mencucci si rammaricava in cima a un suo scritto che queste date fossero trascorse senza l’attenzione dovuta. Scripta Volant, rassegna colloquiale e volatile (in senso telematico) che si tiene con buon successo nell’ambito delle attività del Centro Sociale delle Saline, ha messo in calendario un giorno qualsiasi – l’11 aprile ore 21,15: vi aspettiamo! - per tornare a colloquio con questo illustre esponente del pensiero del Novecento, e sfidare in questo modo ritardi e numeri convenzionali con lo zero in fondo.
Ed è toccato a me il compito di fare da segretaria di questa evocazione. Il mio contatto personale col pensiero di Rodolfo Mondolfo, un normale contatto scolastico, in fin dei conti, rimanda agli anni di scuola: il prof. Mencucci che aveva discusso la sua tesi di laurea su Mondolfo, ci parlava di lui al Perticari, dove anche Mondolfo aveva compiuto gli studi, negli anni della sua formazione. “Mondolfo: il filo rosso dell’umanesimo”: così lo presentava, e a questo filo mi sono tenuta per una rilettura che può essere utile alla presentazione dell’iniziativa, per chi sappia poco di questo filosofo concittadino e della sua filosofia.
L’umanesimo è appunto il filo che tiene insieme la speculazione intellettuale di Mondolfo in tutte le dimensioni in cui ha trovato espressione, e che dell’uomo Mondolfo ha tenuto in costante tensione e rimando il contenuto eidetico con l’attività pratica.
Una visione panoramica delle sue opere ci restituisce una attività che si dispiega lungo tre dorsali:
- L’attività filosofica orientata dall’obiettivo di ricostruzione-restaurazione del “vero” marxismo , che per Mondolfo è umanesimo e non materialismo. Si tratta di far emergere la radice profondamente umanistica del marxismo attraverso una ricostruzione storico-filologica che parte da Feuerbach (saggio del 1909) e perviene ad Engels (testo del 1912). La difesa di questa concezione si tradusse, nel dibattito politico italiano, in una lucida e ardita difesa di una posizione di equilibrio fra materialismo e idealismo: entrambe sono posizioni metafisiche nella misura in cui concepiscono una volontà che non è sintesi storica: né volontà messa in scacco dal meccanicismo della dialettica materialistica, né volontà esautorata dall’ineluttabilità di uno spirito che nel mondo si comprende. L’impegno di Mondolfo è quello di sostenere l’aspetto meno storicizzabile del marxismo, che è proprio lo storicismo umanistico. Marxismo non fatto di opposizione dialettica, ma di prassi che dialetticamente si rovescia e consente una visione fluida, interattiva del rapporto fra condizioni naturali e volontà umana. Le condizioni esterne, il dato, altro non sono che la sedimentazione di volontà e di azioni umane di quanti ci hanno preceduto e ci condizionano per quel tanto da ispirare la risposta e per quel tanto da determinare la volontà di modificarle; in questo ritrovare le ragioni della responsabilità a cui il futuro chiama ogni generazione e in questo trovare le ragioni della solidarietà fra le classi sociali.
- Così si arriva dritti all’attività intellettuale che Mondolfo spese nel dibattito sulla riforma scolastica che in quei tempi riempiva le pagine di “Critica Sociale”, intorno agli anni Venti, segno di una attenzione per un comparto della vita sociale che forse andrebbe ritrovata. È il suo pensiero, la sua concezione storicista a portarlo dritto alla difesa della laicità della scuola pubblica. Mondolfo sostenne in quegli anni, e molto spesso difese con ogni forza, il principio per cui dove il fine della scuola di Stato consista nella formazione di un “cittadino consapevole”, la sua laicità sia implicita ed imprescindibile. Se si conviene che sia questo il compito dell’educazione, non ci può dunque essere spazio per un’educazione confessionale che sul versante morale individuale sostenga la predestinazione e su quello sociale si informa al principio della rassegnazione.
Mette conto, in un possibile confronto coi temi contemporanei, di considerare ancora fondamenti che appaiono un po’ troppo agilmente superati, per esempio nel pensiero recentemente espresso dal cardinale Scola.
- L’attività di studioso della classicità. Può sembrare la cifra che mette in scacco il suo pensiero; a me invece è parsa quella che lo invera, che lo chiude in una compiutezza profonda. Gli studi sulla grecità per trovare la presenza del concetto di infinito, più in generale per rintracciare il segno dell’umanesimo dell’umanità che solo si dà dentro la storia, si dispiegano nel centro di una temperie filosofica in cui si discutono le tesi di Guénon, per le quali in pensiero greco non ha originalità, costretto nella gabbia del naturalismo e del logos; diversamente dalla antica sapienza indiana che elabora concetti di infinito irraggiungibili dai greci. La ricerca dell’idea di infinito nei greci, e la cura della traduzione italiana dell’opera di Zeller “filosofia dei greci nel suo sviluppo storico”, che invece ne rivendica l’originalità, sono testimonianze della capacità di Mondolfo di collocare il suo pensiero al centro delle correnti più vitali del suo tempo.
Mondolfo fu perseguitato come ebreo e dovette interrompere la sua docenza; emigrò in Argentina dove insegnò nelle università di Cordoba e Tucumàn. La nostra Biblioteca Antonelliana conserva, tra altre opere del filosofo, pubblicazioni in lingua spagnola, in attesa di studiosi che vogliano consultarle.
*Catia Fronzi è laureata in Filosofia presso l’Università di Macerata con una tesi su “I fondamenti percettivi della contrarietà in Aristotele”.
Conversazioni su Rodolfo Mondolfo a 100 anni (+1) dalla nascita [1:51:42m]: Play Now | Play in Popup | Download (224)







le figure dei fratelli Morando:
penso sia stato dimenticato il pensiero e la vita dei fratelli Morando.Io che da bambino abitavo loro accanto, Via Spontini , 4 ,e loro assieme ai Calef,Terni,Mondolfo ( tutti di religione ebraica)occupavano una villetta marrone al n 8 della stessa via.Vedevo passare con somma discrezione tutte queste figure che sapevo importanti e studiose,ma poi venne la guerra e sparirono.
Solo poi a Roma rividi Vittorio Calef che dirigeva Il Punto, ma visse poco e morì giovane,i Morando si sparsero sino in Uruguai ove conobbero anche Luce Fabbri figura mitica dell’anarchismo e della cultura italiana nel mondo.Scrissero fissando il loro pensiero per la Einaudi ed ora, solo ora, Senigallia si ricorda dei Figli illustri.
Spero da quassù a Padova di trovare e sapere che la riabilitazione- scoperta di Rodolfo Morando sarà duratura e verrà dato un giusto peso a certe Figure che hanno sempre vissuto anche modestamente.
dario petrolati.
Proseguo nella lettura studio di vita dei fratelli Mondolfo che in Montevideo-esuli si sa perchè-incontrarono Luce Fabbri anarchica di spirito e di cultura
Luce Fabbri non ebbe che da soffrire scappare insegnare da analfabeta che era arrivata nel nuovo mondo
imparò da sola autodidatta sino a laurearsi ed insegnare la lingua italiana e la storia
ai fuggitivi solo operai insegnò e spiegò
Visse una lunga vita quasi sino a 100 anni sempre in povertà e da anarchica-socialista pura incontrò i fratelli Morpurgo e con essi contribuì ad emancipare il popolo coi calli in mano e senza scarpe.
La dignità sino a morirne per gli ideali
ed è strano come una donna sola ed i Morpurgo insegnarono oltre che leggere e scrivere anche a ribellarsi in nome della dignignità.
La vita dei Morburgo e di Luce Fabbri sebra quasi siano
una avventuta la storia che poveri gli ignoranti possono divenire esempuio per milioni di popoli lontani dall’Italia.
prosegue la storia ed in uno anarchismo e critica sociale combatterono in nome di ideali senza interesse privato-
dario.