Come già ampiamente annunciato, parte ufficialmente il progetto “A libro aperto” su Gomorra di Roberto Saviano.
Ideato dal Centro Sociale Saline di Senigallia, con la collaborazione di Giancarlo Sessa, il progetto si propone di sensibilizzare i cittadini sul tema della legalità, partendo dal libro choc di Saviano.
Dai primi di marzo 2010 si terranno delle letture pubbliche tratte da Gomorra in vari luoghi della città di Senigallia, accompagnate da animazioni, performance artistiche, installazioni…
Oltre al Centro Sociale Saline e al Comune di Senigallia verranno coinvolti altri soggetti ed operatori culturali pubblici e privati, tra cui le librerie di Senigallia Iobook, Sapere e Giunti, l’IPSIA di Senigallia, l’Informagiovani di Senigallia, il Cinema Gabbiano di Senigallia, la frazione di Scapezzano, Notte Nera di Serra De’ Conti e molti altri…
Da questo blog lanciamo una proposta/provocazione: la raccolta di scritti, immagini, filmati e pareri di ogni tipo attinenti al tema della legalità.
La proposta è diretta ai senigalliesi e non solo… e siamo aperti ai contributi più diversi, insoliti ed originali.
Per quanto riguarda il materiale scritto, i contributi verranno raccolti tramite questo blog, inserendo il proprio intervento direttamente come commento ai post che mano a mano pubblicheremo. Siamo aperti agli interventi più disparati e ai più diversi generi letterari e non: inviaci una tua riflessione, una tua testimonianza sui temi e gli spunti che proporremo, raccontaci la “tua Gomorra”, lasciando il più ampio spazio alla tua creatività. Un poesia, un racconto, un saggio, un dialogo, un monologo, un atto teatrale, una sceneggiatura, un articolo di giornale, un pamphlet, una frase, un urlo o una visione su Gomorra, per Gomorra o contro Gomorra… (si raccomanda sintesi e brevità).
La stessa cosa vale per i video, che posso essere inviati direttamente al nostro canale su YouTube (con una lunghezza massima di 10 minuti, rispettando le dimensioni e i limiti richiesti dal social network).
Le foto, invece, possono essere inviate via e-mail all’indirizzo di posta elettronica centrosocialesaline@gmail.com, per essere poi pubblicate sul nostro album su Picasa.
Il materiale inviato dovrà essere rigorosamente originale e non potrà comportare violazione di copyright.
Gli interventi gratuitamente volgari, quelli lesivi della dignità delle persone e quelli fuori tema non verranno pubblicati.
Nel corso delle letture pubbliche che si terranno a fine inverno 2010 andremo a mostrare, esporre, leggere, recitare e proiettare il materiale inviato, con l’obiettivo di creare una “testimonianza corale” aperta anche agli interventi più insoliti ed originali e diretta soprattutto a dare viva voce ad un tema così scottante e attuale come quello della legalità.
Lo spunto da cui vogliamo partire è questo:
nei giorni scorsi è stato arrestato un altro degli attori del film “Gomorra”, di Matteo Garrone, tratto dal libro di Roberto Saviano.
La legalità, il rispetto della legalità… è gioco, finzione, inganno, illusione…?
Aspettiamo i vostri interventi: una vostra rappresentazione, una vostra idea o provocazione!







Questa iniziativa del Centro sociale è davvero bella e lodevole. Sono felice che nella mia città accadano di queste cose. Si tratta di un argomento che tocca particolarmente la mia sensibilità. E credo anche che se ne senta l’esigenza e l’urgenza in questi ultimi tempi, da parte di molta gente. Viviamo, infatti, in un paese dove la contiguità tra politica e mafia è ormai all’ordine del giorno, i prefetti vengono trasferiti solo perchè fanno il loro dovere, si corre il rischio che con una nuova legge i beni confiscati ai mafiosi ritornino nelle loro stesse mani, si approvano provvedimenti come lo scudo fiscale che possono avvantaggiare anche le organizzazioni mafiose…tutto questo, mentre chi ci governa dice che nessuno mai come loro ha combattuto la mafia…
Dato che lo scorso 26 settembre sono stato a Roma ad una manifestazione dell’Agenda rossa, ho pensato di trascrivere alcune frasi di Paolo Borsellino che mi sembrano significative.
“Se la gioventù le negherà il consenso, anche l’onnipotente e misteriosa mafia svanirà come un incubo.”
“La lotta alla mafia deve essere un movimento culturale e morale che coinvolga tutti, specialmente le giovani generazioni, le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità.”
“La maggior parte della gente rispetta le leggi dello Stato non perché le tema, non perché tema la sanzione penale o civile che sia, lo fa perché ritiene che sia giusto non uccidere o non sorpassare in curva. E se così non fosse, cioè se la gente rispettasse le leggi solo perché le teme, non basterebbero tanti carabinieri per il numero di persone che ci sono nel nostro paese; la maggior parte di noi rispetta le leggi perché SENTE il dovere di osservarle”.
Secondo me, per quel che vale il mio parere, bisogna partire dalla cultura per cambiare lo stato delle cose. Bisogna imparare a “sentire” la legalità, bisogna farla entrare nel novero dei nostri valori. I più giovani devono esserne sensibilizzati. Per questo ben vengano iniziative come queste, tanto più in un paese come il nostro, dove purtroppo la scuola sembra essere considerata solo un costo da tagliare.
Un’ultima considerazione sulla crisi economica. Per il nostro paese la mafia è un freno. Dove è presente non produce lavoro, ma lo ruba agli altri con gli appalti truccati. Ruba alla gente con i costi gonfiati dei lavori pubblici, rovina e discredita il lavoro degli imprenditori onesti, li esclude dal mercato, avvelena la terra. Ho sentito Saviano dire in un’ intervista che la Campania è una sorta di grande discarica della Camorra, per i veleni delle fabbriche del nord. Discariche abusive, cave, campi, fossati sono stati ricoperti di rifiuti. Le famose mozzarelle di bufala sono prodotte lì sopra. Abbiamo anche saputo che nei nostri mari forse sono state affondate delle navi riempite di rifiuti tossici, pericolosi. Così si distrugge la nostra terra, la natura, che sono i beni più preziosi che abbiamo. E solo da lì si può ripartire e costruire.
Complimenti per la bella iniziativa
Lorenzo.
Grazie per i complimenti e per il tuo intervento, Lorenzo.
Molto belle le parole di Borsellino e Saviano che hai citato.
Ma cosa hai da dirci di TUO….?
E cosa risponderesti al tema da noi proposto…?
La legalità, il rispetto della legalità… è gioco, finzione, inganno, illusione…?
Grazie
… il mio contributo (scusate la libertà che mi sono concesso nell’affrontare il tema proposto…).
Legalità per i discenti…
Provate a spiegare a un bambino della scuola primaria cos’è la legalità… Difficile, eh…? Provate a spiegare a un ragazzino delle scuole medie a cosa servono le leggi e perché bisogna rispettarle… Un po’ più facile…? Forse, ma non di tanto…
Eppure è qui che si gioca la partita. È questo il terreno in cui bisogna seminare per avere un buon raccolto negli anni a venire. È questa la ricetta per sperare che lo stelo dell’arboscello, per sua natura flessibile e ondeggiante alle brezze, si rafforzi mano a mano fino ad acquistare il verde turgore dell’età adulta… Di una vera, sincera e matura età adulta.
Immaginate un uomo che, una mattina, esca di casa per recarsi al lavoro con l’animo in subbuglio. In subbuglio per tanti motivi: per colpa della moglie tiranna o delle trattenute in busta paga, oppure di uno strano indolenzimento che, da qualche parte del corpo, si propaghi fino a radicarsi nei più intimi recessi dell’anima, quelli dove già peraltro si aggiravano sbiaditi ma ancor vigili spettri di sconfitte passate.
Immaginate che quest’uomo, che si sta recando a piedi verso lo stabile dove lavora come impiegato dell’ufficio anagrafe con la testa persa dietro ai suoi pensieri, venga riportato improvvisamente alla realtà dal violento rumore di un petardo che un discoletto abbia fatto esplodere a nemmeno mezzo metro di distanza. Immaginate che il discoletto di cui sopra, in luogo di scusarsi, non dia gran peso alla marachella e rida, al contrario, dello spavento che tinge di pallida cipria il volto del nostro eroe. Immaginate adesso che il cervello dell’uomo si congestioni di sangue caldo che affluisce al galoppo da ogni parte del corpo, intasandogli le arterie e, con esse, i condotti della calma e del buon senso. Immaginate, infine, il fragore prodotto dallo schiaffo che l’uomo abbatterà sulla guancia del bambino, che per qualche minuto rimarrà sfregiata dal tatuaggio d’infamia di cinque brucianti strisce arrossate.
Le attenuanti per l’uomo ci sarebbero: la fastidiosa provocazione, il silenzioso dileggio del bambino… Eppure egli è indubitabilmente colpevole, perché non ha posto un freno all’impulso di farsi giustizia con le proprie mani; e ancor di più perché non ha considerato che tale forma di giustizia privata, all’interno di una comunità organizzata fondata sulla collaborazione e sul rispetto di norme di convivenza da parte dei singoli membri, si tramuta in una forma di non giustizia che talvolta lambisce, e addirittura oltrepassa, i confini dell’ingiustizia. L’uomo avrebbe potuto rimproverare il bambino, denunciare il fatto ai genitori o alla scuola verso cui lo scolaretto era presumibilmente diretto… Forse avrebbe anche potuto chiudere un occhio, ma in quel caso riteniamo che nei confronti di quel bambino sarebbe stata perpetrata un’ingiustizia ancora più grande dello schiaffo: gli sarebbe stata sottratta l’occasione di un’utile esperienza formativa, che la volta successiva lo avrebbe orientato a non far esplodere un petardo tra i piedi degli altri, perché ciò è non solo fastidioso, ma addirittura pericoloso.
La scommessa sta proprio qui: sensibilizzare i più giovani all’idea che la legge, la norma, la regola non sono un ostacolo alla piena realizzazione di una condotta di vita libera e soddisfacente, bensì la condizione irrinunciabile, a tutti indistintamente garantita, senza la quale non esisterebbe una società e proprio quella libertà che solo la vita sociale può consentire, sgombrando così il campo dall’equivoco che l’uomo, se potesse vivere senza porsi il problema degli altri, sarebbe più realizzato e felice. Certo, un ceffone a chi ti dà noia sarebbe in certi casi una bella soddisfazione, ma l’evitare di togliercela, a ben vedere, porta più vantaggi che inibizioni. La volta successiva non saremo noi gli schiaffeggiati o i malmenati di turno, e magari qualcuno si prenderà anche la briga di spiegarci perché abbiamo sbagliato… Perché una volta, se siamo fortunati, lo schiaffo lo evitiamo, ma la seconda… non è detto! Senza contare poi che, per divertirsi, non è davvero necessario organizzare spettacoli pirotecnici ad altezza d’uomo e in mezzo alla folla…dove non aumenta il sollazzo, ma soltanto il rischio del cazzotto!
Appurato che “io-noi”, “singolo-società” non sono diadi ossimoriche, ma complementari (l’aggettivo “armoniche” lo rimandiamo al regno dell’utopia o al paradiso delle buone intenzioni), si può parlare coi ragazzi anche di camorra e di criminalità organizzata, ovvero di tutto ciò che significa prevaricazione dell’interesse comune da parte di un interesse particolare, con la fondata speranza di essere davvero compresi.
Grazie per il tuo intervento, Luca!
Non c’è bisogno di scusarsi!
Come apertura del progetto e sopratutto rottura del ghiaccio è perfetto!
A presto
L’anno scorso, quando fu lanciato l’appello pro-Saviano su Facebook, oltre alle letture pubbliche di “Gomorra” mi era venuto in mente di organizzare una serie di incontri con persone che hanno scritto libri che fanno capire che cosa sono diventate mafia, camorra e ‘ndrangheta oggi, cioè che evidenzino la forza degli interessi economici di queste organizzazioni e come siano venute trasformandosi in potenti aziende capaci di fare pressione legalmente sul potere costituito (dove, tra l’altro, sono sempre più infiltrate) tanto da essere pari alle capacità politiche di svariate multinazionali (quanta parte del PIL italiano è sommerso?).
Naturalmente si tratta di un certo tipo di inviti, ma lo lascio almeno come piccolo contributo alla discussione.
Pensavo per esempio al magistrato della DDA di Napoli che fino al 2007 ha indagato nei processi sui Casalesi, Raffaele Cantone, autore nel 2008 della autobiografia “Solo per giustizia” (Mondadori; http://www.antimafiaduemila.com/content/view/16612/78/). C’era stata anche la pubblicazione di un giovane senigalliese sull’argomento mafie-economia, se non sbaglio, ma non sono più stato in grado di reperire notizie in proposito.
Ci sarebbe anche “Colletti sporchi” di Ferruccio Pinotti e Luca Tescaroli che spiegano benissimo molti meccanismi (Rizzoli; http://libreriarizzoli.corriere.it/libro/pinotti_ferruccio-tescaroli_luca-colletti_sporchi.aspx?ean=9788817026345, http://www.radioradicale.it/scheda/274482).
Ancora, sarebbe interessante anche incontrare Petra Reski, l’autrice tedesca di un libro sull’assenza di leggi che prevedano il reato di mafia nei paesi del nord Europa (qualcuno ricorda la strage di Duisburg?). Pubblicato in autunno in Italia col titolo “Santa Mafia” da Nuovi Mondi (http://www.nuovimondi.info/Article2281.html e http://www.beppegrillo.it/2009/09/santa_mafia.html).
A proposito dello spunto dato…
Delle volte ho come l’impressione che il rispetto della legalità nel nostro paese sia solo finzione…sembra quasi di stare assistendo alla proiezione di un film, dove buoni e cattivi si sono scambiati le parti…sembra di essere capitati in una specie di mondo all’incontrario…
Basta leggere le notizie uscite negli ultimi giorni. Letizia Moratti, sindaco di Milano, ha proposto di intitolare, a dieci anni dalla morte, una via a Bettino Craxi. Il 19 gennaio, anniversario della scomparsa, il leader socialista sarà anche commemorato in Senato, forse alla presenza del Presidente della Repubblica.
Queste notizie mi hanno un po’ sconcertato e fatto riflettere perchè si tratta di uno degli uomini politici più rilevanti della prima Repubblica, ma anche di uno dei più controversi: ciò perché, in seguito alle indagini di Mani Pulite, è stato condannato a dieci anni ed è fuggito ad Hammamet in Tunisia, dove è morto da latitante. Al riguardo, Francesco Saverio Borrelli, che è stato il capo del pool Mani pulite, ha detto in un’intervista:”Sono amareggiato da questa proposta e anche sconcertato perché Bettino Craxi, se vogliamo restare ai fatti, è stato un imputato condannato con sentenza definitiva per reati notevolmente gravi e che si è sottratto all’esecuzione della pena. E’ andato all’estero da latitante e da latitante è morto. Prima di pensare a dedicargli una strada, forse sarebbe bene considerare questa sua posizione di latitante”. Ma sembra che nel nostro paese spesso, attraverso un gioco di interpretazioni, anche sentenze e fatti comprovati vengano disconosciuti, se non ribaltati…in un abile rimescolamento di tutte le carte in gioco…
Poi per caso ho saputo di un’ iniziativa, di segno opposto, proposta dalla associazione daSud. Si chiama “La lunga marcia della memoria”, che quest’anno si è svolta dal 14 al 25 luglio e che è stata dedicata a “strade e piazze antimafia”. In tutta Italia nello stesso momento associazioni, gruppi, comitati, artisti, semplici cittadini hanno cambiato temporaneamente nome a piazze e vie intitolandole a vittime di mafia, ‘ndrangheta e camorra. Un’iniziativa bellissima, che forse si potrebbe fare anche da noi, magari nella piazza del Centro sociale, per ricordare, anche se solo per poche ore, persone che hanno dato la vita per il rispetto della legalità, sconosciute alla maggior parte degli italiani. O per provare a ripristinare un poco la realtà…
Il link dell’intervista di Francesco Saverio Borrelli
http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog.aspx?id_blog=96578&id_blogdoc=2409526&title=2409526
Il link dell’iniziativa di daSud
http://www.dasud.it/index.php?option=com_phocagallery&view=category&id=2&Itemid=64
Complimenti ancora per l’iniziativa.
Lorenzo
Chiarissime le parole di Saviano che leggo oggi: “solo con la coca i clan fatturano sessanta volte quanto fattura la Fiat. [...] La ‘ndrangheta - come dimostrano le inchieste di Nicola Gratteri - compra coca a 2.400 euro al kilo e la rivende a 60 euro al grammo, guadagnando 60.000 euro. Quindi con meno di 2.400 euro di investimento iniziale, percepisce una entrata pulita di 57.600 euro. Basta moltiplicare questa cifra per le tonnellate di coca acquistate e distribuite da tutte le mafie italiane e diventa facile capire la quantità di denaro di cui dispongono, al netto di cemento ed estorsioni.” Il resto è qua: http://www.repubblica.it/2010/01/sezioni/cronaca/reggio-bomba/saviano/saviano.html
Cosa possiamo opporre a tutto questo denaro???
Scusate se non mi attengo allo spunto proposto. Scrivo soltanto per ricordare che oggi, 5 gennaio 2010, Peppino Impastato avrebbe compiuto 62 anni. E’ stato assassinato, a causa della sua attività contro la mafia, il 9 maggio del 1978.
In questo link la bella canzone che i Modena City Ramblers gli hanno dedicato:
http://www.youtube.com/watch?v=KUpcxdg2Iqs
Lorenzo.
Grazie molte per i vostri interventi!
Riproponiamo il tema….
Da questo blog lanciamo una proposta/provocazione: la raccolta di scritti, immagini, filmati e pareri di ogni tipo attinenti al tema della legalità.
Lo spunto da cui vogliamo partire è questo:
nei giorni scorsi è stato arrestato un altro degli attori del film “Gomorra”, di Matteo Garrone, tratto dal libro di Roberto Saviano.
La legalità, il rispetto della legalità… è gioco, finzione, inganno, illusione…?
Aspettiamo i vostri interventi: una vostra rappresentazione, una vostra idea o provocazione!
(repetita iuvant….)
O, mia povera Patria!
Italia!
Sì martoriata ed oltraggiata!
Hanno stracciato le tue nobili vesti
e ti hanno data in schiavitù
all’ultimo dei padroni!
La tua antica dignità calpestata!
Possano gli dei, benevoli, riscattarti!
E possa l’uomo,
ridotto a vile rettile strisciante,
riacquistare la sua fierezza perduta!
E combattere per Te! Nobile Terra!
O è questa solo un’illusione mia?
Di madre disperata?
Viviamo, forse, nell’inganno?
Dove tutto è finzione?
Vi scongiuro!
Angeli della Terra e del Cielo.
Salvate la mia Italia!
Rispondo a Sibilla Aleramo che mi ha fatto tornare in mente una canzone:
“…cammino come un dissidente, come un deragliato,
come un disertore, senza nemmeno un cappello
o un ombrello da aprire, ho il cervello in manette.
Dico cose già dette e vedo cose già viste,
i simpatici mi stanno antipatici, i comici mi rendono triste.
Mi fa paura il silenzio ma non sopporto il rumore…
…Povero me! Povero me! Povero me!…”
(Povero me di Francesco De Gregori)
Mi fa paura il SILENZIO della VERITA’, non sopporto il RUMORE della FINZIONE…
Rispondo anche alla domanda di Andrea.
Io penso che ai soldi, all’economia sporca della mafia, ci si possa opporre con quella pulita delle persone oneste, che è quella che crea la vera ricchezza per un territorio. Penso che la Confindustria della Sicilia abbia fatto bene ad incentivare comportamenti di legalità da parte dei suoi iscritti e a denunciare coloro che si rendevano responsabili di forme di collusione. Bisognerebbe contrastare il vantaggio competitivo delle imprese mafiose, dovuto al nero. Forse delle leggi si devono cambiare. Forse devono si devono cambiare le regole sull’assegnazione degli appalti. Di certo non vanno bene gli scudi fiscali. Di certo si deve fare in modo che i beni confiscati non ritornino nelle mani degli stessi mafiosi… per riappropriarsi del territorio, creare opportunità pulite…
Ciao a tutti.
Lorenzo
Penso sia facile parlare di legalità quando Gomorra è a casa d’altri.
Penso sia facile chiedere legalità e diritti quando il dovere di dare legalità non spetta a te, ne a qualche tuo amico.
Penso sia facile chiedere legalità quando conviene a te, o a qualche tuo amico.
Penso sia difficile ottenere legalità quando non gliene frega a nessuno.
Penso sia difficile chidere legalità quando ciò significa farsi un nemico in più.
Penso sia giusto chiedere legalità anche solamente per principio, anche se fosse “solo” per un semplice Regolamento.
l’Italia é un paese che andrebbe “privatizzato”: vendiamolo a un paese scandinavo, e facciamoci governare da altri.
Non so se sia necessario ricorrere ad una misura così estrema come quella suggerita da Davide Sapienza… c’è però da dire che la legalità e il rispetto delle leggi in Italia sono diventati une cosa grottesca… hanno valore solo quando fanno comodo… e purtroppo questo discorso si applica a tutti…
Cosa dovremo fare per cambiare…?
La legalità non penso che sia un gioco. Nemmeno finzione. O inganno, anche quando si è così incazzati con la giustizia da pensare di volerne fare a meno. Pensare poi che sia illusione per me è gettare fango su coloro che per la legalità hanno dato e danno la propria vita, pagando anche con l’estremo sacrificio. Giovanni Falcone e Paolo Borsellino sarebbero solo loro nomi da mettere sulle vie e le piazze della nostra Italia…e non nomi da avere il coraggio, come Italiani, di pronunciare ad alta voce. Anche quando il contrario di giustizia, dentro e fuori le aule di giustizia, sembra mietere successi con il sopruso, la calunnia, la violenza e l’odore della sangue. Dopo la morte di Borsellino, che seguì a breve distanza quella di Falcone, l’ex-collega Nino Caponnetto, che aveva fatto parte con loro del pool antimafia come giudice istruttore, disse disperato davanti alle telecamere: “E’ finito tutto!”. Poi se ne pentì. Sì, il contrario di giustizia è disperazione. La mafia vuole la disperazione. E per combattere la mafia bisogna combattere questa disperazione. Non sono mie queste parole, sono quelle che il giudice Nino Caponnetto, invitato a Senigallia con Maria, sorella di Giovanni Falcone, pronunciò davanti all’assemblea degli studenti, qualche anno dopo le stragi di Capaci e via d’Amelio, seguite all’omicidio di tanti colleghi ed amici impegnati contro la mafia. Mi impressionò subito la sua figura esile ed ossuta, animata da una voce lieve e gentile, che con poche ma forti parole sosteneva il significato di quella
speranza di giustizia. Alla fine dell’incontro mi avvicinai e gli chiesi un autografo. Mi scrisse una dedica, anzi no, mi corresse, un messaggio, che come rappresentante d’istituto avrei dovuto far conoscere agli altri studenti. Un messaggio rimasto tanti anni nel cassetto della mia scrivania. Oggi pago parte di quel debito.
Ad Antonio
perché ricordi che “essere giovani vuol dire tenere aperto l’oblò della speranza anche quando l’oceano è cattivo ed il cielo si è stancato di essere azzurro” (Bob Dylan)
Con tanti auguri Nino Caponnetto
Non avrei mai pensato che un giudice, invecchiato dalle fatiche e dai dolori, potesse scrivermi i versi di uno dei più giovani poeti che conoscevo. Ed ora a te, caro Nino, ringiovanito da quella speranza di giustizia, in ricordo di quell’incontro, dedico i versi di uno dei più vecchi poeti che conosco.
In memoria di Nino Caponnetto
Ver’ me si fece, e io ver’ lui mi fei:
giudice Nin gentil quanto mi piacque
quando ti vidi non esser tra’ rei!
Antonio
Grazie Antonio per il bellissimo intervento…
Fondazione Antonino Caponnetto
http://www.antoninocaponnetto.it/
“Garantire legalità e giustizia per un paese libero e democratico”
Mi collego ad altri interventi, in particolare a quello di Marco.
È vero: molti di noi possono permettersi il lusso di rispettare la legalità; io non sono mai sceso, almeno credo, a compromessi, non ho mai chiesto favori a nessuno; sono “buono”, sono “bravo”? non so, forse sono solo un dipendente statale non arrivista e senza prole, che… “com’è, magna”.
Se non vogliamo fermarci alle belle parole (che sento pronunciare e scrivere da quarant’anni, anche da parte di chi nell’illegalità ci sguazza e ci prospera), alla facile indignazione, alle dichiarazioni di intenti, dovremmo forse trovare il modo di rendere i comportamenti legali “convenienti”, non cioè un qualcosa di lasciato alla “volontà” e all’inclinazione dei singoli.
A meno che - ora faccio una battuta - non vogliamo rimettere in auge le vecchie fiamme dell’Inferno, spiegando però ad alcuni preti che l’evasione fiscale è un peccato più grave che indossare un preservativo…
Però, “instrumentum regni”… che tristezza…
Non sono una persona che ha certezze, ma credo di poter dire che nella legalità si vivrebbe meglio. Tutti.
Un’ultima considerazione: mi pare che il livello di percezione di cosa sia illegale e cosa non lo sia, rispetto a qualche decennio fa si sia abbassato, forse perché la diffusione di comportamenti illegali crea alibi per le persone che, per loro natura - educazione - altro, questi comportamenti non terrebbero “spontaneamente”.
…rendere i comportamenti legali “convenienti”…
è questo il punto centrale della questione, altrimenti come scrive Pino i comportamenti onesti rimarranno solo appannaggio di pochi o una lotta contro i mulini a vento… cosa che non tutti possono permettersi…
Ed è certo che nella legalità si vivrebbe meglio tutti.
Prendiamo ad esempio quelli che imbrogliano a certi esami universitari o come è accaduto di recente all’esame di teoria di scuola guida… se le inventano di tutti i colori: auricolari nascosti sotto i vestiti, bluetooth… cellulari “satellitari”… costosissimi e complicatissimi apparecchi per superare, imbrogliando, un esame, con il rischio che se si viene scoperti, come spesso accade, ci si prende una “bella” denuncia penale…!
Ma studiare, a questo punto, non è più facile…???
E non è più facile e non fa sentire meglio e non riempie di orgoglio superare un ostacolo, una prova, un esame con le proprie forze…?
Anche se con difficoltà e sputando sangue… non ne escono rafforzati il nostro orgoglio.. la nostra dignità….?
Ce l’ho fatta con le MIE forze! Nonostante tutto…!!!
E’ questo sentimento di riscatto, questo scatto di orgoglio, questo sentimento di forza e coraggio che andrebbe risvegliato nelle persone…
Ci riusciremo…?
Io mi auguro di sì…
… nell’ipotesi assai remota che vi si possa trovare qualche spunto di riflessione, ecco:
DIALOGHETTO ACCALORATO SUI DIRITTI
TRA UN GARANTISTA E UN EMPIRICO
(IN SALSA QUALUNQUISTA)
Il Garantista - Ho appena querelato un mio collega che mi ha accusato di avere una visione della vita ristretta e provinciale… Figurati che lo ha fatto in sala mensa di fronte ad altri due colleghi seduti al nostro stesso tavolo!
L’Empirico - Mah…! A dire il vero non mi sembra una grande offesa… Anzi, forse non te la dovevi nemmeno prendere tanto! E che sarà mai! Con tutto il veleno che si sputano addosso i politici… Per non dire poi delle gazzarre tra “tornisti” e filosofi da studio televisivo… Quante parolacce in quelle sentenze di condanna urlate pubblicamente contro l’avversario di turno!
Il Garantista – Che c’entra questo! Io ti sto parlando dell’offesa alla rispettabilità di una persona seria, che poi sarei io, e tu mi tiri fuori quelle messinscene di dubbio gusto che puntano soltanto a fare ascolto? Guarda che quei tizi che stanno in televisione a piangere, gridare e sghignazzare hanno una faccia che è il doppione del fondoschiena; io, invece, di faccia ne ho una sola, e non me la posso giocare così a buon mercato!
L’Empirico – Scusa, ma… mi dici che diavolo stai dicendo? Un collega, durante la pausa pranzo, ti ha detto che hai una visione della vita ristretta e provinciale… e tu lo quereli? Perché lo ha fatto davanti ad altri due colleghi? Ma ti rendi conto? E questa sarebbe un’ingiuria? Ma pensa se ti avesse dato del corrotto o del cornuto…! E poi, secondo me, nemmeno voleva offenderti: trattasi, caro il mio suscettibilone, della normale espressione di un’opinione… cui tu, peraltro, avresti potuto replicare, dicendogli magari che lui, invece, ha una concezione della vita disinibita e superficiale dal punto di vista etico… o, che so io… da apolide o libertino… o qualunque altra fregnaccia ti poteva venire in mente in quel momento!
Il Garantista – Caro il mio facilone… ma lo sai cosa significa sentirsi dire in pubblico che hai “una visione della vita ristretta e provinciale”? Significa che ti hanno dato dell’ottuso, del reazionario… Che tutti quelli che ti stanno intorno cominceranno a vederti come un dinosauro, un relitto, un corpo estraneo in seno alla società moderna, proiettata, al contrario di te, verso le magnifiche sorti e progressive…!
L’Empirico – E va bene, ma allora fai un processo alle intenzioni! Guarda che tutto quello che hai appena detto è talmente grande da non poter essere contenuto per intero all’interno delle parole “visione della vita ristretta e provinciale”! È una tua congettura… elaborata in modo impulsivo nel preciso istante in cui il tuo collega ha smesso di parlare e ti è andata a fuoco la coda di paglia!
Il Garantista - Questo è vilipendio, ti dico! E tu ti atteggi a uomo di mondo soltanto perché la cosa non ti riguarda! Eh, si fa presto a fare i buonisti e i democratici, quando ad essere presi per i fondelli sono gli altri! Come i politici che difendono il diritto alla satira e al giornalismo libero… fino a quando non sono loro a sentirsi minacciati e offesi, e allora gridano al complotto demo-pluto-giudaico contro i cavalieri dell’Apocalisse che gli si fanno incontro armati di matita, penna e… materia grigia pensante!
L’Empirico - Ohhh, e proprio qui ti volevo! Ci possiamo mica ridurre come i politici, pronti a usare il vilipendio come arma di offesa e, nel contempo, come scudo protettivo qualora siano gli altri a passare al contrattacco? Ti rendi conto dove andremmo a finire? Il problema è che la democrazia ci ha reso troppo suscettibili! Anzi, non la democrazia, ma una interpretazione scorretta della stessa… Sì, guarda… Direi proprio… “una visione della democrazia ristretta e provinciale”!
Il Garantista – Ah, mi sfotti…! Mi provochi! Ma io denuncio pure te, lassista e nichilista che non sei altro, pronto a giustificare qualunque cosa in nome della pace sociale… o meglio, di quella interpretazione scorretta della stessa che circola oggi… Ahh, che rabbia mi fa la gente come te…!
L’Empirico – Guarda, meriteresti di imbarcarti su un aereo con una comitiva di piagnoni e garantisti come te, per poi scoprire che a bordo ci sono dei terroristi dirottatori… E poi… un bel tuffo sul cocuzzolo di un grattacielo!
Il Garantista – Ma tu sei proprio scemo! Oltre che iettatore e maleducato…! E che c’entrano adesso i terroristi?
L’Empirico – C’entrano, c’entrano…! Perché quelli par tuo vedono la legge come una nicchia in cui rintanarsi per difendersi dalla libertà degli altri… in nome di principi astratti e universali che sbandierate ai quattro venti senza considerare la situazione contingente! Perciò… non si può restringere il diritto alla libera circolazione delle persone? Non si può rischiare di trattare dei turisti come criminali solo perché portano con loro bottigliette d’acqua che potrebbero essere bombe liquide? E allora crepate! E crepate pure un’altra volta, magari nella metropolitana… perché terroristi e aspiranti tali infestano la moschea vicino a casa vostra, mentre voi chiudete entrambi gli occhi nel nome della tolleranza religiosa e… dell’autolesionismo!
Il Garantista – Più ti sento parlare e più ti commisero, predicatore qualunquista da quattro soldi! Seminatore di odio! Sai che ti dico: adesso querelo pure te… e la società evoluta e tollerante sarà il pubblico ministero che ti manderà al confino, lontano dal consorzio civile!
L’Empirico – Per adesso… ti ci mando io! Così avrai finalmente un buon motivo per denunciarmi!
…continua ad libitum